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WEEKEND (2011) Andrew Haigh

18 set
Tempo di lettura: 1 min

Questo piccolo film indipendente è diventato un culto nella comunità gay. Il motivo principale del suo successo risiede nella parola immedesimazione:  immagini e dialoghi guidano lo spettatore gay a ricordare qualche esperienza della propria vita.

Il racconto è molto semplice, ovvero un weekend passato da due tipi che si conoscono in un bar gay dell’Inghilterra. Eppure la naturalezza con cui procede il film è proprio la sua forza, ti spinge a pensare: “cazzo a me è successo esattamente lo stesso!”, ed inizi a sentire in bocca il gusto di quei fine settimana passati con sconosciuti, che parevano non finire mai.

Due ragazzi carini, ma assolutamente nella media, due tipi con cui ci si può mettere negli stessi panni immediatamente. Ed è riuscitissima la rappresentazione delle due tipologie gay: Glen, l’artista, il combattente attivista, gay h24, sempre pronto ad una lotta per i propri diritti e Russell, il bagnino, dichiarato solo con gli amici più cari e che tiene un profilo basso.

Aprirsi con un estraneo è la cosa più naturale, non hai paura di far intravedere le tue debolezze e  contraddizioni, di cui soprattutto Glen è farcito.

Riuscitissima la scelta del regista di riprendere alcuni dialoghi dei protagonisti in situazioni ordinarie e banali, quasi come li stesse spiando. Ho letto molte critiche riguardo ad un uso smodato di droghe durante le vicende narrate nel film, ma mi pare che la realtà non sia lontana.

L’apice romantico è dato dalla partenza di Glen. E, del resto, che avrebbe dovuto fare? Rinunciare ad un corso d’arte di due anni a Portland per una storia d'amore? Su, dai.

 
 
 

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