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TAEKWONDO (2016) Marco Berger

22 set
Tempo di lettura: 2 min

Visto al BFI Flare 2017.

Ho visto tutti i film di Marco Berger, lo adoro proprio. La sottile mistura di innocenza e sensualità che pervade ogni sua pellicola mi ha sempre catturato: cose non dette, scopate non fatte, complicità che non si sa mai bene dove vada a finire. Ma allo stesso tempo i personaggi sono ben costruiti, collocati nella contemporaneità, non macchiette per visioni pruriginose: un equilibrio difficilissimo da ottenere che schiva il rischio di diventare volgare o banale.

Questo film però mi ha impressionato meno. Nove ragazzi passano le vacanze a casa di uno di loro e, tra i nove che si conoscono da una vita, c’è German. Berger non si risparmia: tutti sempre a petto nudo o sotto la doccia, zoomate su pacchi e cazzi mostrati un po’ ovunque. Una sovraesposizione che smorza la tensione erotica che c’è tra Fer e German, compagni di Teakwondo. In questo marasma di nudo omosessuale si distingue Leo (bellissimo l’attore, tra l’altro) un personaggio atipico che non si capisce se sia gay o cosa col suo carattere meschino ed incazzato. Il resto della compagnia fa da contorno, con divertenti stereotipi sugli etero quando sono insieme senza donne: calcio, calcio, Playstation, risse per un nonnulla, calcio, racconti di prodezze sessuali e tutti ammassati in ammirazione se arriva una donna alla porta.

Il climax è il solito del regista argentino: estate, corpi spogliati, vicinanza tra etero poco chiare. In questo film però manca il suo solito ritmo (anche se in certi punti è davvero divertente ed eccitante). Pensavo che dopo Hawaii, suo ultimo film, ci sarebbe stato un salto di qualità o almeno qualche cambiamento di ambientazione: non c'è stato anche se la fotografia, le luci, la tecnica sono sempre comunque all’altezza, sfiorando la perfezione.

In ultima menzionerei gli attori, davvero per tutti i gusti, bellissimi di una bellezza spontanea, e anche parecchio bravi a recitare con semplicità.

 
 
 

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