PILLION (2025) Harry Lighton

Visto a IFFR 2026.
Tratto dal romanzo Box Hill di Adam Mars Jones, che avevo già letto e mi era piaciuto moltissimo, il film racconta la storia d’amore tra Ray e Colin, vissuta tutta in chiave sadomasochista.
Ray è un biker Master super bono, altissimo, di poche parole, Colin invece un insipido controllore di auto in sosta, che sente finalmente un sussulto di vita quando Ray gli permette di diventare il suo Slave, nella notte della Vigilia di Natale, subito dopo avergli fatto un pompino.
Colin ha una famiglia parecchio originale, nel senso che la madre e il padre gestiscono la vita sessuale (incontri, app, eccetera), non molto attiva a dire il vero, e sono il massimo manifesto della famiglia inclusiva; la madre addirittura sfora nell’intromissione pesante.
Non sono però molto contenti di Ray, visto con sospetto soprattutto dalla donna.
I due iniziano a vivere una relazione in piena regola, con il master che domina e Colin che esegue.
Molto interessanti le scene girate durante i raduni dei biker master con i loro slave a seguito, e non nego che il senso di cameratismo che li lega mi abbia generato un po’ di disagio.
Il regista ha avuto coraggio, non tanto per la tematica affrontata (già vista moltissime volte al cinema), quanto nel riuscire a raccontare una storia gay di sottomissione rimanendo lontano dai cliché del porno (un’estetica vista anche troppo nei siti specializzati e non) e dalla solita storia d’amore omosessuale complicata.
Ovviamente un film con questa tematica crea molte aspettative, quindi è chiaro che certi risvolti possano essere considerati deludenti o poco adeguati: un rapporto non convenzionale come quello Padrone/Schiavo può provocare tristezza o disappunto nei confronti di chi guarda le immagini che passano allo schermo senza mettersi nei panni dello slave. Chi non ha questa esigenza trova degradante il modo in cui Ray si comporta con Colin, senza capire che è quello che lui desidera.
D’altro canto appare chiarissimo il fatto che – se non ci fosse alla base un rapporto submissive – Colin un tipo come Ray se lo sognerebbe, nonostante il ridicolo tentativo di rafforzare il carisma di quest’ultimo, facendo vedere che legge libri di Knaussgard.
Gli ultimi quindici minuti sono senza dubbio la parte migliore del film, con una virata del tutto inaspettata e che ovviamente non anticipo. Sono parecchio curioso di vedere che vita avrà nel circuito dei cinema, anche perché certe immagini sono parecchio forti: non me la vedo una famiglia medio borghese andare a vederlo alla proiezione della domenica pomeriggio.
…ma nel tempo di Heated Rivalry, chissà.




Commenti