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LIBERTÈ (2019) Albert Serra

30 set
Tempo di lettura: 1 min

Visto a IFFR2020.

Libertè viene annunciato dal regista stesso (che fa un piccolo show prima della visione) come un film che prosciugherà del tutto lo spettatore. Beh, trovo sia stato ottimista, a meno che non parlasse della pazienza.

Il film è sicuramente potente, ma il risultato non è per niente convincente.

In un periodo storico vicino alla rivoluzione francese un gruppo di persone si ritrova in un bosco (ambientazione splendida) e il motivo dell’incontro è il sesso. Non incontri sessuali di normale fattura, ma riferimenti chiari e spudorati al Marchese De Sade e quindi umiliazioni, dolore, amputazioni: Trasgressione.

Per la prima metà mi ha coinvolto, mi sono sentito come quando andai a vedere Dogville per la prima volta, decisamente scosso, ma Serra non è Von Trier (forse gli piacerebbe) così lentamente (molto lentamente) il film si sgonfia in ripetizioni continue di amplessi mimati.

Se vuoi stupire e avvicinarti alle 120 giornate di Sodoma ti devi esporre, non è che basta far vedere qualche tetta (tutte molto belle, tra l’altro), una tipa che piscia o dei peni ben poco eretti.

La scelta è tra mimare ogni cosa oppure mostrare tutto, compresi cazzi duri, eiaculazioni, coprofagia e necrofilia. In questo è stato un film pavido e noioso: un non stop di scene ripetute e risatine tra il pubblico.

Tenere l’equilibrio in argomento sessuale è cosa assai ardua, ed è sufficiente un minuto in più per diventare ridicolo (e qua i minuti erano infinitamente più di uno).

 
 
 

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