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KATER (2016) Klaus Haendl

21 set
Tempo di lettura: 1 min

Presentato al Torino Gay and Lesbiam Film Festival 2016, è riuscito a dividere il pubblico (cosa che io amo sempre molto), basti pensare che mentre applaudivo calorosamente a fine proiezione, da dietro volavano frasi tipo “una merda” e un amico – trovato dopo qualche minuto – me ne ha parlato come di “una noia mortale“. Non è un film facile e non è per tutti: tempi dilatati all'inverosimile, essenziali, però, nell’economia della storia.

La vita perfetta di Andrea e Stefan, fatta di musica condivisa, attenzioni per il loro gatto e un’intesa sessuale gioiosa (e mai dipinta come conturbante) viene sconvolta da un fatto grave (non lo posso anticipare perché è davvero un ottimo colpo di teatro).

Il regista è bravissimo a documentare  l’esasperazione di Andreas, la sua difficoltà a perdonare Stefan e contemporaneamente la caparbietà nello sforzo di far tornare le cose com’erano in precedenza. Quest’ansia è trasmessa interamente allo spettatore, Haendl riesce a generare un thriller delle emozioni: Stefan si ripeterà?  Verrà perdonato?

Molto bravi gli attori, che riescono – con un’interpretazione per niente sopra le righe – a dare vita ad un quotidiano, prima sereno e poi via via sempre più cupo.

Bellissimi gli interni e le immagini di Moses, il gatto della coppia che – come nel più classico degli stereotipi gay – viene trattato come un figlio.

E’ il mio film preferito dell’intero festival

 
 
 

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