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GOD'S OWN COUNTRY (2017) Francis Lee

24 set
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 26 set


Qualche tempo fa ho letto un articolo in cui ci si lamentava di quanto nel cinema ci fosse il binomio gay/colto spesso rappresentato, e che ci si dimentica di chi vive nelle periferie o in condomini popolari.

Ecco allora il film per chi nutre la sua stessa nostalgia. Il protagonista, un contadino, gay, piscia dove gli capita; rutta, scoreggia e bestemmia, cerca qualche ragazzo che gli faccia dei pompini, ma più che altro occupa il suo tempo a riempire il corpo di birra, ben lontano da salotti letterari e citazioni di dive, di cui non sa neppure l’esistenza.

Siamo nel nord dell’Inghilterra, nei campi: gente dura, aspra, abbattuta dalla vita, al confronto i protagonisti dei film di Ken Loach sono dei simpatici burloni.

Johnny gestisce la fattoria da quando il padre ha avuto un ictus e insieme alla nonna cerca di fare andare avanti le cose, senza grande successo: dopotutto passa metà delle giornate a riprendersi dalla sbronza della sera prima.

Viene in suo aiuto un ragazzo rumeno, Gheorghe, che aveva a sua volta una fattoria nel paese natio. Tra i due inizia una cosa che, è bene dirlo subito, assomiglia spaventosamente a Brokeback Mountain. Ma l’aria europea differenzia di molto la storia, l’asciuttezza delle immagini rende il film sicuramente meno clamoroso e glamour. Due paginette di sceneggiatura sono sufficienti per creare un’opera ben riuscita, grazie soprattutto alla bravura del regista, che riesce a dare rilievo ad ogni singolo dettaglio, tenendo il meraviglioso panorama sempre protagonista.

La superba interpretazione dei due attori principali, Josh O’Connor e Alex Secareanu è tale da far sembrare che la storia stia davvero nascendo tra due che condividono scherzi, confidenze e nudità con la massima spontaneità. Anche la sensualità è sempre palpabile, c’è un’attrazione rozza, senza sofismi o ricami, ma molto fisica ed elettrica (vedi il primo incontro sessuale, consumato nel fango in maniera violenta, vorace, terra, sporco, corpi nudi, tentativo di prevalenza sull’altro).Sono così bravi che lo spettatore si trova, quasi suo malgrado a tifare per loro, per la loro storia.

Splendida performance di Ian Hart come padre padrone burbero e segnato dalla malattia.

La parte finale non mi ha del tutto convinto, la virata buonista/happy ending ci lascia comunque un film davvero godibile.

 
 
 

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