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EASTERN BOYS (2013) Robin Campillo

19 set
Tempo di lettura: 1 min

 

Film di tematiche contemporanee, con descrizioni di disparità e meccanismi sociali del mondo d’oggi, attorno ad una storia di affetto parecchio originale.

Inizio davvero potente per questo Eastern boys, una vicenda stile Arancia meccanica che fa immedesimare subito lo spettatore col proprietario dell’appartamento (e protagonista del film) che, da un semplice incontro con una marchetta, si trova ostaggio di una banda di ragazzi di strada dell’est che lo derubano di tutto. Uno della banda, però, torna, dando inizio ad una strana storia di sesso a pagamento che lentamente si evolve in altro.

Con l’avanzare della conoscenza tra i due, aumenta l’affetto ma non diminuisce il disequilibrio: Daniel, l’uomo affermato e Marek, la marchetta (se non altro per il fatto che alla fine di ogni incontro c’è una somma di denaro come ricompensa).

Il film ha due guizzi, in completa controtendenza col ritmo lento e didascalico che ha per una buona metà: il primo è quando si esce da casa di Daniel per trasferire l’azione nel centro d’accoglienza dove vivono i criminali protagonisti del colpo iniziale, dando così un finale concitato con sfumature poliziesche. Il secondo, ancor più sorprendente, è la svolta finale con la decisione di Daniel di rinunciare al sesso (cosa che lascerà Marek stupito ed ancor più amareggiato, consapevole del fatto che fosse la sua unica moneta di scambio) per intraprendere un percorso genitoriale e tutoriale: il suo amore ha bisogno di diventare altro. Bravi tutti gli attori ad interpretare personaggi disegnati assai bene, con mutamenti di abitudini ed indecisioni che danno loro carattere ed originalità.

 
 
 

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