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C'È UN SOFFIO DI VITA SOLTANTO (2021) Matteo Botrugno, Daniele Coluccini

19 set
Tempo di lettura: 1 min

Visto a TFF39.

L’equilibrio e la misura sono cose assai rare da trovare in cinematografia, perciò sono rimasto assai sorpreso che il documentario sulla prima trans italiana (e più longeva) fosse un film composto, senza sbavature o derive trash.

Lucy Salani ha avuto una vita a dir poco letteraria: prigioniera di Dachau (da uomo), cambio del sesso (prima in Italia), morte di una figlia acquisita.

Quella che sorprende, e talvolta commuove, è l’estrema lucidità che questa donna di 96 anni conserva, la prontezza con cui racconta del suo periodo in campo di concentramento e allo stesso tempo di quando andava a battere in Fiera a Bologna con la pelliccia senza niente sotto.

Ho letto in parecchi articoli che la regia è sciatta, quasi amatoriale; è vero che nn si sono cercati effetti straordinari e talvolta fa un po' effetto videotape fatto in famiglia, ma credo che in questa maniera la straripante personalità di Lucy sia riuscita ad emergere ancor meglio.

Al lato a tutte le vicende della protagonista, c'è il ritratto della condizione di una donna anziana, sola, non più così indipendente com lo è sempre stata, c'è la rappresentazione di cosa si diventa quando si sopravvive a tutto.

Stupenda l’immagine di lei da sola in visita a Dachau in sedia a rotelle elettrica in cui ammette che, avendo vissuto così a lungo, le permette di affermare che in questo mondo non vale la pena esistere.

Lucy, ti amiamo.

 

 
 
 

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