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BOULEVARD (2014) Dito Montiel

20 set
Tempo di lettura: 2 min

Avevo letto critiche molto positive su questo film e, di Dito Montiel, mi era piaciuto molto Guida per riconoscere i propri santi. Quindi sono rimasto sorpreso nel trovarmi a vedere un film scontato di cui si intuisce lo svolgersi fin dalle prime immagini.

Robin Williams, qui nella sua ultima interpretazione prima di morire, è Nolan: sessantenne che conduce una vita grigia, che fa un lavoro in banca ordinario, di buone letture e con moglie colta. Insomma, un gay represso che riesce a ritrovare la sua voglia di vivere invaghendosi di una marchetta. Il tutto di un noioso e già visto da sperare che sia solo un trucco per poi dirigersi verso un finale originale. Che non arriva.

Williams crea un personaggio dal profilo talmente basso da sfiorare la macchietta, vagamente meschino, impaurito da tutto. Montiel non si affida ad una sceneggiatura che racconti una storia, ma guida lo spettatore in numerosi cliché, già presenti in cinema e letteratura a profusione. L’effetto è di assistere ad un film già visto parecchie volte, dove un’interpretazione sopra (e sotto) le righe non salva nulla della storia.

Banalissime le due figure di contorno: il migliore amico colto che si intrattiene con ragazze più giovani di lui, che ovviamente supporta anche la trasformazione della vita di Nolan come gay riconosciuto, e il padre malato terminale chiuso in un ricovero che non parla mai (la scena della confessione al padre incosciente della propria omosessualità da parte del protagonista del film è la peggiore in assoluto).

La marchetta è senza spessore, e non credo fosse una scelta registica.

Bello il personaggio della moglie, misurata e paziente, che si nutre di libri e sopportazioni.

Come hanno già scritto numerose persone in numerose occasioni, una film con brutta sceneggiatura e buona regia è comunque un brutto film

 
 
 

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