AFTER LOUIE (2017) Vincent Gagliostro

Visto a BFI Flare 2017.
Bello il personaggio del protagonista, Sam Copper, costruito su misura per Alan Cumming, presente in quasi ogni scena del film.
Una pellicola molto gay per le tematiche trattate, e un personaggio quello del protagonista, che ha vive molte esperienze simile a quelle che ho vissuto io, anche se poi le risolve in modo assai diverso.
E’ come me un cinquantenne che non ama andare a letto con i coetanei (attitudine assai comune, mi sa) e quando trova qualcuno che gli interessa, delimita subito la relazione con confini altissimi, con limit chiari su tutto: livello di frequentazione, sesso e persino le domande che si possono fare e non fare.
Fuma e beve veramente tanto. E’ un attivista all’epoca dell’AIDS, non accetta il fatto che nel mondo gay la lotta contro la discriminazione sia scemata, che ci sia un disinteresse nei confronti del contagio dell’HIV.
In questo personaggio è riassunta tutta l’impossibilità di accettare che una stagione sia finita, per quanto tragica, difficile e irrimediabile.
Il suo incontro col giovane Braeden fa risaltare ancor di più questo suo arroccamento in posizioni vecchie di vent’anni, ma del resto non si può certo incolpare un 25enne per non essere estremamente preoccupato di diventare sieropositivo: un tempo AIDS voleva dire morte, ora basta prendere un farmaco ogni mattina è la situazione è sotto controllo.
Purtroppo verso il finale, il film prende una piega sgangherata, pare che il regista non abbia una chiara idea di come terminarlo e trascina avanti pesantemente una storia che aveva già risolto nella prima metà. Peccato, perché il film era un’interessante istantanea delle varie posizioni filosofiche ed etiche nel mondo gay odierno.




Commenti