UN RUBIO (2019) Marco Berger

La cifra stilistica di Berger è facilmente riconoscibile, tanto che le trame nei suoi film si assomigliano un po’ tutte.
In questo però accade qualcosa di completamente nuovo: quello che di solito viene accennato, la tensione sessuale (e talvolta romantica) tra i protagonisti dei film, che però spesso si risolve con un nulla di fatto, questa volta si trasforma in una storia vera e propria, anche se non proprio di quelle romantiche, come ci si potrebbe augurare.
L’ambientazione è sempre quella della vita di tutti i giorni, un universo fatto di birre e sigarette, battute e partite di calcio guardate alla TV, un mondo che è quello di Berger, un microcosmo come nelle poesie di Sandro Penna, un universo osservato sempre uguale a sé stesso.
Gabo e Juan sono colleghi e diventano coinquilini, quando il secondo affitta una camera della propria casa al primo. Inizia un continuo gioco di sguardi e seduzione, ma al contrario dei film precedenti si sviluppa in una storia erotica molto vissuta.
La lentezza tipica del regista resta immutata, ma questa volta è meno legata ai corpi, allo strofinamento di pacchi, a docce o cambi di mutande spiati (con l’uso della telecamera esageratamente voyeuristico), ma più all’osservazione del progredire delle emozioni e dei sentimenti.
Bravi entrambi i protagonisti, che rappresentano ottimamente una storia che si capisce fin dal primo momento non potrà andare da nessuna parte, nonostante il desiderio.
Sempre splendida la fotografia e l’uso dei controcampi, questo è al momento il film più maturo di Berger e senza dubbio il migliore.




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