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PONYBOI (2024) Esteban Arango

2 ore fa
Tempo di lettura: 1 min

Intersexual è la definizione che si dà ad una persona che non ha caratteristiche sessuali che lo facciano appartenere pienamente all'universo femminile o maschile dal punto di vista biologico, ciò che un tempo era chiamato/a ermafrodito, termine abbandonato perché ritenuto ghettizzante o addirittura offensivo (in effetti un po' lo era).

Ponyboi è appunto così ed usa questa sua particolarità come professione, cioè è una sex worker, e pure un po' spacciatrice, a dire il vero.

Nonostante sogni il grande amore, è intrappolata in una vita di marchette, incontri sessuali fugaci, scopate pseudo romantiche col compagno della sua migliore amica. Insomma non proprio una gran bella persona (e neppure una gran bella vita).

Il film, imbastito come un thriller, ha in questa scelta il suo punto debole (debolissimo): non c'è mai suspence, tutte le vicende sono molto prevedibili, moralismo piuttosto malandato e sparatorie banalissime.

Bello invece il personaggio di Ponyboi, imprigionato in un corpo che lo definisce (prende ormai maschili per avere un equilibrio, anziché quelli femminili come fanno i transessuali), pronta ad innamorarsi del primo arrivato (nel vero senso della parola), che sparisce quando i giochi si fanno un tantino più seri.

È comunque un film a cui si vuole bene, anche se strampalato e a Ponyboi le sia vuole bene, anche se è una bitch seriale.

Dylan O'Brien fantastico nel ruolo del super tamarro.




 
 
 

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