TENGO MIEDO TORERO (2020) Rodrigo Sepulveda Urzua

Visto a Venezia77.
Siamo froci per i fascisti come per i comunisti. Dimmi quando una rivoluzione includerà quelli come me ed io sarò in prima fila.
Ecco qual è la frase indicativa della situazione dei gay durante il periodo della dittatura Pinochet in Cile detta dalla Pazza dell'Angolo (o la Fata dell'Angolo, come tradotto nel libro), protagonista del film, travestito non più giovanissimo, interpretato da un Alfredo Castro meraviglioso (terzo ruolo gay per lui alla Mostra del cinema nel giro di pochi anni, niente male per un etero).
Tratto dal famoso romanzo di Pedro Lemebel (che ho letto parecchie volte e amo molto), il regista da un taglio meno ironico e sceglie un'ambientazione più triste e probabilmente più aderente al clima dell'epoca. Questa scelta ha provocato non pochi malumori tra gli estimatori del libro, io invece penso che dare un taglio sarcastico al film, avrebbe potuto farlo scadere nel grottesco, cosa che Urzua si guarda bene dal fare.
L'intera pellicola si basa sull'incontro della Fata con Pimp, attivista rivoluzionario che combatte il regime e che appartiene ad un gruppo carbonaro che si organizza in circoli super segreti.
Accade che Pimp vede nella casa della Fata un ottimo nascondiglio per sé e per il materiale, succede invece che la Fata si innamora perdutamente del giovane etero, incarnazione del maschio sempre desiderato (fantastica la frase della Fata "io non ho amici, tesoro, solo amori").
Chi tra i due è il più ingenuo?




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