MATTHIAS ET MAXIME (2019) Xavier Dolan

Visto a IFFR2020.
Dolan torna al passato: trama esile, Montreal, attori semi sconosciuti.
Un gruppo di amici, signore stupende di mezza età che potrebbero essere tutte le mie migliori amiche (soprattutto Zia Ginette), la vita di tutti i giorni e i dialoghi che la caratterizza, dove il regista sa trovare sempre ispirazione. L’impossibilità di definire un rapporto che è amicizia, attrazione e affetto fraterno contemporaneamente, conoscersi da sempre, essere legati dall'infanzia cosa comporta?
La partenza molto prossima di Max per l'Australia diventa l'elemento scatenante di situazioni che fino a prima in qualche modo sonnecchiavano.
Protagonista soprattutto è un bacio scambiato tra i due, un bacio non romantico, ma quasi forzato, certamente non istintivo.
Dolan torna anche a recitare (con risultati migliori del passato), ripropone la stessa attrice come madre di J’ai tue ma mere (alcolizzata e problematica come sempre, le madri in Dolan non sono mai quelle del Mulino Bianco, c'è da dire), ripropone atmosfere presenti in Les Amours Imaginaires. Come se volesse interrompere il suo percorso internazionale per un breve ritorno a casa.
La musica è come sempre elemento indispensabile del suo cinema, pezzi bellissimi che incorniciano sequenze e le completano.
Delizioso.




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