MARIA (2024) Pablo Larrain

Visto a Venezia81.
Un nuovo film sulla Callas? Melochecche di tutto il mondo, armiamoci e partiamo!
Il fatto poi che la regia sia affidata a Pablo Larrain fa ben sperare (anche se in questi ritratti di donne famose del secolo scorso non pare riuscire proprio benissimo).
Il mio giudizio dopo la visione è molto combattuto. Ci sono cose che funzionano e altre per niente. Per esempio: stai facendo un film sulle donna più iconica della musica, vorrai essere un po’ fedele sotto il punto di vista antropologico? Come si può affidare il ruolo ad Angelina Jolie? Un uomo saggio ha detto che non potrà mai essere peggio di Kristen Stewart trasormata in Lady D, ma temo di si.
Troppo bella, senza una ruga, completamente piallata dal botox (Callas ha 53 anni nei fatti raccontati dal film, le vogliamo mettere qualche segno dell'età?), mascella importante, cosa che la Callas non aveva. In certe immagini ricorda quasi più Joan Sutherland (solo per intenditori). In tutta onestà non mi sento di dire che abbia recitato male, solo non mi è parsa nemmeno per un attimo Maria Callas.
L’originale parlava correntemente quattro lingue, insomma, non siamo più negli anni cinquanta in cui tutto il film doveva essere parlato in inglese no matter what: come si può immaginare che girasse per Parigi parlando inglese quando sapeva perfettamente il francese (conoscendo poi la “grande disponibilità” d’animo dei parigini a parlare una lingua che non sia la loro)?
Com’è possibile che i due domestici parlassero tra loro in inglese, quando erano entrambi italiani? Mi piacerebbe aprire una parentesi sulle interpretazioni di Favino e Rohrwacher ma, essendo estremamente prevenuto nei loro confronti (nel senso che non li sopporto) ed evito solitamente visioni di film in cui siano presenti, dirò soltanto che sono sembrati macchiette tratte da una commedia goldoniana.
Però.
Ci sono momenti di cinema altissimo, certe immagini, soprattutto durante le allucinazioni della Diva, sono davvero splendide (su tutte la scena del coro muto della Butterfly, bellissima). Molto belle certe riprese parigine, in cui la solitudine della cantante viene rappresentata perfettamente.
Buon montaggio tra passato e presente, soprattutto durante le arie e dialoghi, molto efficaci, che riescono a definire bene il grado di disperazione della protagonista.
Non capirò mai come una donna che ha ottenuto quello che ha avuto lei, sia naufragata in maniera così tragica, senza sviluppare un minimo di forza interiore che le permettesse di superare il passare del tempo e delle ammirazioni (quel Mandrax di cui Callas abusava deve essere stato proprio una cosa buona).
Pablo, adesso aspettiamo Marilyn ma, ti prego, non farla interpretare a Lady Gaga.




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